chiusa ogni porta
e i capelli da tirare via
e l’Oceano,
sensore
ancora troppo debole,
i rilievi del vento
entrano
dalle finestre chiuse
da troppi giorni,
le violenze, poi,
quelle fate danzanti
una su ciascuna pelle
per gratuita altera devozione
incarnano
la disperata voluttà
rimasta senza oggetti,
improvviso
il peso di ogni cosa
prima si muoveva
e non consentiva
respiri o soste,
ora è miope
la sorgente delle immagini
ora le colline sporche
su cui zampettano
sudici gabbiani
con ali infinitesime
crollano al solo desiderio,
la terra
arrivata nella trachea
non concede
brutali
paradisiaci
né respiri né soste,
solo cinque fredde paralisi…